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1988 Prevenzione AIDS;
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1989 Prevenzione droga
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1991 Il giorno prima
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Codice stradale;
Tumori e prevenzione
1993 Anziani e società
1994 Delinquenza giovanile
1995 Primo soccorso
1996 Impariamo a star bene
1997 Prevenzione fumo Pedofilia
1998 Pedofilia
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Storie
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2005 Amici a 4 zampe Calendario
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- Primo soccorso
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ANZIANI E SOCIETA'

La condizione dell'anziano nel nostro, come in tanti altri paesi industrializzati, è drammatica sotto il profilo psicologico, più che sotto quello economico.

L'aumentato e diffuso benessere e la generalizzazione della sicurezza sociale hanno ormai messo l'anziano, salvo rare eccezioni, al riparo dalle forme di estrema povertà e indigenza che tanto spesso lo colpivano nei secoli andati.

Sotto il profilo psicologico, invece, c'è davvero da domandarsi se la situazione sia migliorata. Un tempo, nella famiglia estesa del mondo contadino e borghese tradizionale, l'anziano continuava ad avere un ruolo utile e rispettato, sia come fonte e tutore di indicazioni e norme morali, sia come vigilatore dei figli più piccoli, sia come detentore d'un potere economico patrimoniale sul quale si basava tutta l'economia familiare.

Con la famiglia nucleare del mondo industrializzato e burocratizzato, tutte queste funzioni dell'anziano sono state praticamente cancellate e l'anziano stesso è stato spesso escluso dalla convivenza familiare.

A questi fattori socioeconomici di svalutazione psicologica dell'anziano, altri se ne sono aggiunti, di natura più spiccatamente psicoculturale.

Nel mondo tradizionale l'anziano aveva un ruolo prestigioso e rispettato proprio in quanto rappresentava i valori della tradizione religiosa che, a sua volta, assicurava la vita e la felicità eterna a chi osservasse i precetti della « Vera Chiesa» e della «Vera Fede» (non a caso comprendenti il comandamento di «onorare il padre e la madre») e la dannazione eterna, invece, a chi se ne discostasse.

In quest'ottica l'anziano rammentava indubbiamente a tutti l'inevitabilità della morte ma, anche, la certezza dell'immortalità e della serenità eterne per chi, appunto, rispettasse i valori della tradizione.

Il crollo delle certezze religiose sotto i colpi dell'evoluzione scientifica ed anche etica dell'umanità (sempre più difficile è divenuto per molti vedere come opera d'una superiore giustizia e misericordia divina l'infinita valanga di orrori che la storia e la natura infliggono ai deboli e agli innocenti) ha riportato la psiche dell'uomo contemporaneo a confrontarsi con quello shock primario, con quell'angoscia di morte da cui si era per millenni difeso con le promesse della religione.

La cultura moderna ha tentato di reagire a questa condizione drammatica rimpiazzando le promesse e le lotte per i paradisi celesti ormai perduti con le promesse e le lotte per i paradisi terrestri delle utopie politiche di destra e di sinistra: e qui, a mio parere, sta una ragione importante del successo dei fanatismi totalitari nel nostro secolo, cioè in coincidenza con lo sgretolamento delle dottrine religiose.

Ma, ultimamente, anche i paradisi delle rivoluzioni politiche hanno rivelato la loro inconsistenza e la società contemporanea del mondo industrializzato si trova a fronteggiare di nuovo tutto l'impatto dell'angoscia esistenziale.

In questa situazione la figura dell'anziano tende ad essere ghettizzata, soprattutto, dai giovani, in quanto insopportabile «memento mori», esattamente come lo è la figura del malato e dei moribondo, che un tempo era assistito fino all'ultimo da tutto il gruppo familiare e perfino da tutta la comunità (basti pensare ai «rosari» recitati dai compaesani nella casa dei moribondo) e che ora viene confinato a morire nella solitudine anonima degli ospedali.

In questo libro Luigi Carella cerca d'indicare alcuni dei rimedi più efficaci oggi praticabili per abbassare la barriera che divide la società dagli anziani. Si tratta di suggerimenti molto realistici e chiaramente ispirati ad una vasta e prolungata esperienza di operatore, che meritano d'essere ascoltati da chi ha il dovere di pro grammare l'intervento pubblico e privato in favore de­ gli anziani.

Per parte mia, vorrei segnalare l'importanza di tutte quelle iniziative che possono sia ritardare il pensionamento (e quindi l'esclusione dell'anziano dal mondo produttivo) sia stimolare lo sviluppo di attività e comunità largamente autogestite dagli anziani.

Pensare infatti che la tendenza del corpo sociale alla ghettizzazione dell'anziano possa rapidamente scomparire mi sembra, infatti, troppo ottimistico, date le dinamiche psicoculturali più sopra accennate.

La deflazione demografica in atto in Italia e in tutti i paesi industrializzati autorizza però a sperare che il bisogno di personale ricco di esperienza, competenza e diligenza (qual'è spesso il personale anziano) induca a ritardarne il pensionamento.

Inoltre, come esperienze americane hanno dimostrato, gli anziani sono in grado di dare vita a comunità autogestite dove il concetto stesso di assistenza è superato e l'anziano diviene il protagonista del suo riscatto.

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