ANZIANI E SOCIETA'
La condizione dell'anziano nel nostro, come in tanti
altri paesi industrializzati, è drammatica sotto
il profilo psicologico, più che sotto quello
economico.
L'aumentato e diffuso benessere e la generalizzazione
della sicurezza sociale hanno ormai messo l'anziano,
salvo rare eccezioni, al riparo dalle forme di estrema
povertà e indigenza che tanto spesso lo colpivano
nei secoli andati.
Sotto il profilo psicologico, invece, c'è davvero
da domandarsi se la situazione sia migliorata. Un tempo,
nella famiglia estesa del mondo contadino e borghese
tradizionale, l'anziano continuava ad avere un ruolo
utile e rispettato, sia come fonte e tutore di indicazioni
e norme morali, sia come vigilatore dei figli più piccoli,
sia come detentore d'un potere economico patrimoniale
sul quale si basava tutta l'economia familiare.
Con la famiglia nucleare del mondo industrializzato
e burocratizzato, tutte queste funzioni dell'anziano
sono state praticamente cancellate e l'anziano stesso è stato
spesso escluso dalla convivenza familiare.
A questi fattori socioeconomici di svalutazione psicologica
dell'anziano, altri se ne sono aggiunti, di natura
più spiccatamente psicoculturale.
Nel mondo tradizionale l'anziano aveva un ruolo prestigioso
e rispettato proprio in quanto rappresentava i
valori della tradizione religiosa che, a sua volta, assicurava
la vita e la felicità eterna a chi osservasse
i precetti della « Vera Chiesa» e della «Vera
Fede» (non a caso comprendenti il comandamento
di «onorare il padre e la madre») e la dannazione
eterna, invece, a chi se ne discostasse.
In quest'ottica l'anziano rammentava indubbiamente
a tutti l'inevitabilità della morte ma, anche,
la certezza dell'immortalità e della serenità eterne
per chi, appunto, rispettasse i valori della tradizione.
Il crollo delle certezze religiose sotto i colpi dell'evoluzione
scientifica ed anche etica dell'umanità (sempre
più difficile è divenuto per molti vedere
come opera d'una superiore giustizia e misericordia divina
l'infinita valanga di orrori che la storia e la
natura infliggono ai deboli e agli innocenti) ha riportato
la psiche dell'uomo contemporaneo a confrontarsi
con quello shock primario, con quell'angoscia di morte
da cui si era per millenni difeso con le promesse della
religione.
La cultura moderna ha tentato di reagire a questa condizione
drammatica rimpiazzando le promesse e le lotte per i
paradisi celesti ormai perduti con le promesse
e le lotte per i paradisi terrestri delle utopie politiche
di destra e di sinistra: e qui, a mio parere, sta una
ragione importante del successo dei fanatismi totalitari
nel nostro secolo, cioè in coincidenza con lo
sgretolamento delle dottrine religiose.
Ma, ultimamente, anche i paradisi delle rivoluzioni
politiche hanno rivelato la loro inconsistenza e la società contemporanea
del mondo industrializzato si trova a fronteggiare
di nuovo tutto l'impatto dell'angoscia esistenziale.
In questa situazione la figura dell'anziano tende ad
essere ghettizzata, soprattutto, dai giovani, in quanto
insopportabile «memento mori», esattamente
come lo è la figura del malato e dei moribondo,
che un tempo era assistito fino all'ultimo da tutto il
gruppo familiare e perfino da tutta la comunità (basti
pensare ai «rosari» recitati dai compaesani
nella casa dei moribondo) e che ora viene confinato
a morire nella solitudine anonima degli ospedali.
In questo libro Luigi Carella cerca d'indicare alcuni
dei rimedi più efficaci oggi praticabili per abbassare
la barriera che divide la società dagli anziani.
Si tratta di suggerimenti molto realistici e chiaramente
ispirati ad una vasta e prolungata esperienza di operatore,
che meritano d'essere ascoltati da chi ha il dovere di
pro grammare l'intervento pubblico e privato in favore
de gli anziani.
Per parte mia, vorrei segnalare l'importanza di tutte
quelle iniziative che possono sia ritardare il pensionamento
(e quindi l'esclusione dell'anziano dal mondo produttivo)
sia stimolare lo sviluppo di attività e comunità largamente
autogestite dagli anziani.
Pensare infatti che la tendenza del corpo sociale alla
ghettizzazione dell'anziano possa rapidamente scomparire
mi sembra, infatti, troppo ottimistico, date le dinamiche
psicoculturali più sopra accennate.
La deflazione demografica in atto in Italia e in tutti
i paesi industrializzati autorizza però a sperare
che il bisogno di personale ricco di esperienza,
competenza e diligenza (qual'è spesso il personale
anziano) induca a ritardarne il pensionamento.
Inoltre, come esperienze americane hanno dimostrato,
gli anziani sono in grado di dare vita a comunità autogestite
dove il concetto stesso di assistenza è superato
e l'anziano diviene il protagonista del suo riscatto. BACK |